Tommaso Merlo   

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Pubblicato il 20 aprile 2018 alle 08.40 Comments commenti (0)

I cessi di Mediaset te li pulisci te


Quello del Movimento 5 Stelle su Forza Italia non è un veto ma legittima difesa. Il Cainano rappresenta plasticamente - con la sua esperienza personale - tutto ciò che i 5 Stelle vogliono gettare nella spazzatura della storia. Dalle origini opache con i contanti mafiosi fino alla difesa con la dentiera della sua selva di interessi privati. Forza Italia non è un partito, è una delle tante aziende di Berlusconi che opera sul mercato della politica al fine di difendere i suoi svariati interessi. Forza Italia è il volto politico di una lobby di potere che condiziona - a fini privatistici - la politica italiana da quando il suo padrone è sceso in campo nel 1994. Ebbene, con tale depravazione democratica, il Pd ci ha inciuciato per anni. Dalle famose garanzie su Mediaset ammesse da Violante in aula, fino al clamoroso outing del Nazareno dopo che per anni i cittadini sono stati presi per i fondelli. Da una parte Berlusconi che starnazzava sul pericolo dei comunisti e dei giudici rossi, dall’altra il centrosinistra che rispondeva con un antiberlusconismo feroce sui giornali e nelle piazze salvo poi sbaciucchiarsi nei corridoi alla faccia dei fessi che ci credevano. Da una parte il cinismo del Cainano che della politica non glie n’è mai fottuto nulla e dall’altra l’inconsistenza politica di quel Pd mai nato finito ostaggio delle mire personali di un sindaco di provincia. Una farsa ignobile il cui risultato è sotto gli occhi di tutti: i cittadini pretendono la Terza Repubblica, pretendono un vero cambiamento. E nonostante il vecchio sistema cerchi di opporsi, questa volta c’è una concreta possibilità che vada in porto. Questo perché per la prima volta il Cainano è nell’angolo. La sua Lobby è malridotta come lui e non ha i numeri per rinciuciare col Pd in santa pace. Dopo venticinque anni, Mediaset rischia di rimanere fuori dai Palazzi che contano. Il vecchio è disperato. Oltre al suo ego bulimico il problema è che le sue fortune economiche reggono grazie al sostegno della politica. Il Cainano ha il terrore ad esempio di una legge sul conflitto d’interessi degna di un paese civile o di una giustizia efficace anche coi potenti come lui. Un bel pasticcio. Nessuno ha mai osato dirgli di “no” e si sa, c’è sempre una prima volta e fa pure male. Il vecchio è schizzato, fa saltare il banco vomitando contro al Movimento tutta la sua frustrazione. Vuole tornare col Pd e raccattare i soliti voltagabbana in giro per il Parlamento. Vuole restare nel passato. Salvini reagisce e dà segni di vita. È partito che sembrava un purosangue al galoppo verso il cambiamento ma fino ad oggi si è rivelato un mulo cocciuto piantato in mezzo alla strada. Vedremo, forse se a tradire la fasulla coalizione di centrodestra è il Cainano si sente libero e si decide a firmare un contratto coi 5 Stelle. A questo punto c’è da giurarci che il Cainano scatenerà l’impossibile pur di giungere ad una ammucchiata governativa, in nome dell’interesse generale ovviamente. I rancorosi amichetti di Renzi non vedono l’ora. Non riescono proprio a mettersi in zucca che la rovina del Pd è stata proprio l’abbraccio fatale col mondo del Cainano che ha lasciato alle loro spalle un vuoto enorme colmato dal Movimento. La rovina del Pd è stata accettare compromessi sottobanco per anni fino addirittura a cooperare apertamente con quella anomalia democratica berlusconiana inaccettabile in una democrazia sana e che ha portato il paese sul lastrico dopo averlo umiliato per anni occupandosi di processi ed affari privati. Oggi i dirigenti del Pd - ancora inquinati dal renzismo - si professano alternativi e incompatibili ai 5 Stelle. Rosicano come ragazzini incolpando il Movimento e non capiscono che la colpa della loro disfatta è solo loro. E il motivo è l’aver tradito – consci o meno - valori, comportamenti, contenuti e sentimenti di cittadini che un tempo credevano in loro. Se il Pd persevererà nell’errore del renzismo il suo destino sarà lo stesso di Forza Italia, finire nel nulla mentre la storia d’Italia proseguirà finalmente senza l’indecente zavorra dell’inciucio perenne.

Tommaso Merlo

www.tommasomerlo.com

 

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Pubblicato il 15 marzo 2018 alle 05.20 Comments commenti (0)

La tentazione del colpo di grazia


Se le classi dirigenti che hanno devastato l’Italia negli ultimi vent’anni avessero avuto senso di responsabilità, onestà intellettuale e rigore morale non si sarebbero nemmeno candidate il 4 marzo. Se fosse gente capace di provare vergogna, di ammettere i propri fallimenti e di anteporre gli interessi collettivi farebbe da tempo un altro mestiere. Per emergere in un sistema marcio lo devi essere anche tu. Politici ma anche giornalisti e burocrati e soloni. Un sistema di potere travolto dallo tsunami a 5 Stelle ma che da giorni starnazza rosicando in televisione e sui giornaloni per rassicurare il loro scarno pubblico residuo - e soprattutto se stessi - che non è successo nulla e che presto tutto tornerà come prima. Ed è proprio questa la loro grande ambizione segreta, quella che alla fine non cambi nulla e che il sistema continui pacificamente a farsi i propri comodi alla faccia di quello che pensano la maggioranza dei cittadini italiani. Per riuscirci devono ovviamente boicottare i 5 Stelle e dimostrare che non ci sono alternative politiche in questa Italia, che Renzi e soci non erano poi così male e a sbagliarsi sono stati gli elettori vittime di miopi derive populiste. In attesa che a pugnalare alle spalle i vincitori delle elezioni siano i politici nei palazzi, la stampa organica si è portata avanti col lavoro spruzzando il solito fango e insultando milioni di elettori del sud che avrebbero votato 5 Stelle per una sorta di mega voto di scambio generato dal reddito di cittadinanza che il Movimento propone da un decennio. Un assaggio di quello che ci aspetterà nei prossimi mesi. Un avvertimento per Di Maio. Allearsi con quello che resta dei radical chic del Pd è un grosso rischio per il Movimento 5 Stelle. Più sono in difficoltà, più certe belve diventano pericolose. Soprattutto con chi li ha ridotte in quello stato portandogli via milioni di voti. E visto che allearsi con quello che resta del clan Berlusconi sarebbe una barzelletta priva di umorismo, resta solo Salvini e poi il voto. Un patto su una decina di cose da fare che garantisca una bella figura sia alla Lega che ai 5 Stelle e poi subito alle urne con una nuova legge elettorale che assecondi il nuovo bipolarismo. Questo sarebbe il colpo di grazia contro il vecchio sistema e alla prossima tornata elettorale Pd e Forza Italia sparirebbero dal panorama politico italiano insieme all’establishment mediatico e burocratico che li supporta. E l’Italia potrebbe davvero girare pagina. Basterebbe un patto dettagliato e a tempo tra i vincitori delle elezioni che affronti pochi punti ma rilevanti. Tale patto avrebbe enormi vantaggi per entrambi. Permetterebbe sia alla Lega sia al Movimento di accreditarsi come forze governative anche a livello internazionale. Permetterebbe ad entrambi di portare a case dei risultati concreti senza lasciare i propri elettori a bocca asciutta ma anzi mettendo le basi per una maggiore vittoria alle prossime elezioni. E una volta realizzato tale patto con successo, la Lega conquisterebbe la guida indiscussa del centrodestra di domani mentre il Movimento 5 Stelle metterebbe le basi per ambire ad una piena maggioranza parlamentare. A giovarne sarebbe poi l’enorme sete di cambiamento che queste elezioni hanno dimostrato e magari dopo la prossima tornata elettorale saranno i vincitori – e non le classi dirigenti sconfitte e colluse – a fare e raccontare la storia di questo paese.

Tommaso Merlo


 

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Pubblicato il 03 marzo 2018 alle 06.15 Comments commenti (0)

Per elettori last minute


Chi dovesse ancora decidere per chi votare - al di là di promesse ridicole e finti sorrisi sui manifesti - si troverebbe difronte a tre opzioni politiche reali. La più pericolosa e quella di Salvini e la Meloni che vogliono uscire dall’Euro e magari pure dall’Unione Europea e sfruttare la crisi dei migranti per realizzare politiche razziste e post fasciste come in Ungheria. Un suicidio politico. A casa nostra scoppierebbero rivolte e disordini se Salvini entrasse a Palazzo Chigi. Si aprirebbe una stagione pericolosa che bloccherebbe il paese con barricate tra le strade e in Parlamento. Gli estremisti per riuscire nei loro intenti retrogradi hanno bisogno di annientare l’opposizione, altrimenti rimangono impantanati in una guerra intestina permanente e a pagarne il prezzo alla fine sono i cittadini. Un governo Salvini o Meloni vorrebbe anche dire isolamento internazionale e perdere l’opportunità di sedersi da protagonisti ai tavoli che contano grazie al nuovo spazio creato dalla Brexit e dallo sgonfiamento tedesco. Loro finto alleato è Berlusconi, ormai completamente cotto che come nel 1994 teme solo per i suoi processi e le sue aziende, solo e sempre i fatti propri camuffati con vagonate di baggianate a vanvera. Dietro di lui fronde di poltronisti privi di qualsivoglia contenuto politico che non sia la propria carriera. Proponendo Tajani come premier, Berlusconi ammette di fatto la sua intenzione di fare un nuovo governo dell’inciucio. Con Tajani - mite burocrate europeista - infatti, o Salvini e la Meloni si rimangiano tutto tradendo i propri elettori per qualche poltrona oppure la finta alleanza di centrodestra salta in aria il giorno dopo le elezioni e Forza Italia si unisce nuovamente al Pd, suo gemello siamese. Ci sarebbe poi Renzi che sta crollando con la stessa velocità con cui era salito al potere. La sua è una devastante crisi di credibilità. Renzi non ha capito che con lo storytelling peraltro menzognero non si governa un paese martoriato da decenni di cattiva politica e vittima di una crisi dolorosa. Non ha capito che il popolo esigeva ben altri standard di realismo, serietà e trasparenza e che la formula del capetto brillante con la lingua sciolta circondato dal qualche giglio magico poteva durare giusto qualche mese. Il tempo di una frivola luna di miele. Quanto ad idee, quelle del Pd sono le stesse di Forza Italia. Col Jobs Act Renzi ha sterminato i residui diritti dei lavoratori. Nel bel mezzo di una crisi tremenda, Renzi si è schierato coi ricchi, coi padroni. E quando doveva scegliere tra ambiente e bellezza o trivelle e trafori, non ha mai avuto esitazioni. Un tradimento che ha compattato i Comunisti col Rolex di Liberi e Uguali. Un controsenso politico. Che siano politicanti benestanti di giurassico corso come D’Alema o Bersani a fare gli interessi dei lavoratori non ci credono neanche loro. Quello che rimane della galassia ex comunista si ricompatta solo prima delle elezioni poi riinizia a litigare il giorno dopo. LeU è una palese mossa di alcuni gerarchi di centrosinistra che mirano a far fuori Renzi e riprendersi il Pd dopo il voto. Una vendetta personale. A loro si unisce la Bonino emblema di quelle persone egoarche che non riescono a farsi una vita propria lontano da qualche poltrona. Casi umani più che politici. E infine ci sono i 5 Stelle. L’unico Movimento che non solo ha delle idee forti ed innovative ma soprattutto che è credibile. Lo è perché senza le mani sporche di passato, lo è per l’ottimo lavoro svolto durante i cinque anni di opposizione in parlamento, lo è perché i portavoce danno l’esempio in prima persona rispettando seri codici interni e chi non li rispetta viene cacciato. Il Movimento 5 Stelle è l’unica reale opportunità di cambiamento a disposizione dei cittadini Italiani in queste elezioni. Non è la soluzione immediata di tutti i problemi, non è la bacchetta magica, ma è l’inizio di un faticoso percorso di rinascita della nostra democrazia. Un percorso verso una politica sincera e delle istituzioni pulite che lavorano nell’esclusivo interesse dei cittadini. Questa è la vera scelta in queste elezioni. La scelta tra il coraggio di cambiare e il credere nel futuro oppure il rassegnarsi ad un brutto film già visto troppe volte.

Tommaso Merlo

 

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Pubblicato il 02 marzo 2018 alle 04.35 Comments commenti (0)

Vittoria a 5 Stelle e farisei partitocratici


Ai farisei partitocratici il Movimento proprio non va giù. Prima lo hanno ignorato per anni come se non fosse una cosa seria. Poi l’hanno deriso senza nemmeno conoscerlo. Poi - costretti dai numeri - hanno cominciato ad attaccarlo per distruggerlo. Le colpe principali del Movimento sono quelle di essere nato al di fuori del vecchio mondo politico - nella società civile - e di proporre un modo di far politica destinato a rivoluzionare quel vecchio mondo per sempre. Tutte le rivoluzioni generano una reazione da parte di chi appartiene al sistema precedente e così anche i farisei partitocratici italiani si attaccano con le unghie alle loro poltrone. Lo sanno benissimo, la proposta del Movimento è così innovativa che se dovesse vincere, il sistema Italia dovrà cambiare per forza. Salterebbe in aria un sistema di potere basato su vecchi partiti baronali, lobby economiche più o meno occulte e stampa domestica al seguito. Questo perché il Movimento non propone solo uomini e un programma politico nuovi, ma propone una diversa “cultura”, un diverso modo di fare ed intendere la politica. Contenuti molto più profondi. Basti pensare al superamento del professionismo politico che impedirà agli egoarchi di rendersi ridicoli candidandosi alle elezioni ormai vecchi e decrepiti per l’ennesima volta a tramare inciuci perenni. Basti pensare alla sobrietà, alla riduzione di stipendi e privilegi che permetterà al lavoro di parlamentare di tornare ad essere servizio verso il proprio paese e non meta di parassiti ed arrivisti senza scrupoli o ricchi in cerca di visibilità o conquista di burocrati. Basti pensare alla fine del rapporto incestuoso tra lobby economiche e partiti politici, fiumi di soldi in cambio di leggi scritte su misura per qualche gruppo o azienda e non per il bene della collettività. Basti pensare alla fine del rapporto malato tra vecchia politica e stampa in cui giornali e televisioni finanziati coi soldi pubblici spacciano propaganda partitica come se fosse informazione. Basti pensare all’introduzione di standard etici per cui i politici che sbagliano vengono cacciati dalle istituzioni perché la politica non è per tutti e per sempre. E poi il superamento di problemi strutturali che i farisei partitocratici – essendo parte del problema – non hanno mai voluto risolvere come i conflitti d’interesse o la lotta alla corruzione e al clientelismo. Solo una nuova cultura politica può riuscire nell’impresa, uomini che applicano tali standard morali e di legalità prima a se stessi proprio come hanno fatto i portavoce a 5 Stelle. I farisei partitocratici continueranno a tentare di boicottare il Movimento anche se dovesse vincere le elezioni o addirittura formare un governo. E anzi – come successo con la Raggi – una volta sconfitti la loro reazione al cambiamento diverrà ancora più feroce e viscida. Ci vorrà del tempo. Ci vorrà pazienza. Una cosa è cambiare qualche poltronista, un’altra è cambiare paradigma. L’unica cosa certa è la vittoria. Il vecchio mondo è già cominciato a crollare pezzo per pezzo ed è naturale che presto scomparirà e verrà rimpiazzato. Ce lo insegna la storia. Quando il popolo – e non qualche fariseo rinchiuso nel castello – è pronto per il cambiamento e lo desidera davvero, il cambiamento può venir rallentato ma alla fine si compie sempre.

Tommaso Merlo

 

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Pubblicato il 28 febbraio 2018 alle 04.50 Comments commenti (0)

La disfatta di giornalismo e politica a due stelle


Sia che il Movimento 5 Stelle sfondi, sia che resti primo partito intorno al 30%, queste elezioni daranno un duro colpo all’Italia a due stelle. A quel mondo dei media e della politica a cui milioni di persone hanno voltato le spalle rendendolo marginale se non addirittura ininfluente nella vita pubblica. Il Movimento si appresta a vincere le elezioni senza soldi, senza magnati alle spalle, senza giornali, senza televisioni e con contro sia l’intero mondo giornalistico sia quello politico. Sono anni ormai che tutti i giornaloni, i telegiornali, le forze politiche sparano all’unisono contro i 5 Stelle con l’obiettivo di delegittimarli, di farli fuori. E invece il Movimento è sempre cresciuto e gli ultimi sondaggi lo danno 10 punti sopra al Pd e il doppio di Forza Italia. Una vera e propria disfatta per l’Italia a due stelle ma soprattutto una storica opportunità di rinnovamento per il decrepito sistema Italia. La situazione che si è creata non è infatti sostenibile. In una democrazia sana è impensabile che enormi pezzi di classe dirigente abbiano di fatto perso il loro ruolo e - dato il disprezzo accumulato - ottengano addirittura l’effetto opposto da quanto predicano. Una crisi di credibilità micidiale che ha origini lontane. Gran parte delle classi dirigenti giornalistiche e politiche erano presenti durante i disastri che i cittadini italiani hanno subito negli ultimi decenni e sono quindi ritenute corresponsabili. Quanti politici vecchio stampo hanno mai denunciato sprechi o privilegi o corruzione in passato? Quanti giornaloni hanno mai combattuto per una piena libertà di stampa in Italia e contro i conflitti di interesse dei loro editori o per il rispetto di una piena deontologia e quant’altro? Nessuno. Sinistra o destra che fossero, si sono tutti adattati al sistema, lo hanno cavalcato facendo carriere e soldi, si sono abbuffati alle spalle dei cittadini e alla faccia di principi e valori a cui forse da giovani avevano creduto pure loro. Un tradimento prima di tutto di loro stessi che oggi ovviamente negano scagliandosi compatti contro il Movimento 5 Stelle colpevole di aver messo in luce i loro compromessi al ribasso, di aver denunciato le storture del sistema e preteso standard propri di una democrazia moderna. Una ferocia strategicamente perdente, la loro. La faziosità oltre certi livelli si svergogna da sola. Quando la faziosità diventa troppo palese e sfacciata, perde credibilità. Virginia Raggi - per esempio - è stata massacrata per mesi e mesi sui giornali e dai politici, un attacco violento talmente sproporzionato alla realtà dei fatti che i cittadini hanno compreso le bieche motivazioni politiche che muovevano quei fiumi d’inchiostro e quelle invettive televisive. Campagne diffamatorie risultate infatti del tutto inutili se non controproducenti. Grazie alla vicenda Raggi e tante altre durante questa campagna elettorale, è emersa una spaccatura profonda tra due mondi. Uno a due stelle ancorato nel passato e uno a cinque stelle proiettato nel futuro. Come se milioni di cittadini si fossero emancipati e si fossero evoluti autonomamente molto di più delle classi dirigenti. Milioni di cittadini che hanno smesso di bersi la propaganda travestita da giornalismo o da buona politica, che hanno smesso di affidarsi a classi dirigenti ritenute non più degne e abbiano cominciato a fare in proprio. Una deriva che la nostra democrazia dovrà risolvere anche se è inutile farsi illusioni a breve termine. Comunque vada il 4 marzo, il mondo del giornalismo e della politica a due stelle non si arrenderà ed anzi tenterà di reagire continuando a boicottare il cambiamento. Cercherà di negare come avendo perso completamente credibilità, abbia di fatto perso il proprio ruolo. Cercherà di negare come sia venuto il tempo di girare finalmente pagina.

Tommaso Merlo


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Pubblicato il 24 febbraio 2018 alle 05.50 Comments commenti (0)

L’Italia che mena e gli sciacalli


Migliaia di cittadini stanno scendendo in strada per fronteggiarsi sventolando bandiere rosse o nere manco fossimo negli anni settanta. Tra loro tanti giovani pronti ad immolarsi fisicamente contro il nemico, contro le Forze dell’Ordine, contro la realtà. Pronti a lanciare bottiglie e sferrare calci e pugni contro chi la pensa diversamente. Una assurdità. Se c’è un’idea che dovrebbe essere sotterrata per sempre, è proprio che la violenza sia uno strumento di lotta politica. Ce lo dice la nostra Costituzione, ce lo insegna la nostra storia. La violenza che infesta le strade, nei Palazzi significa guerra. Significa credere che per raggiungere degli obiettivi politici serva colpire l’avversario, farlo cedere, distruggerlo. Serva imporre con la forza la propria volontà. Una falsità, una insensatezza. I fatti dicono come gli “ismi” alla fine abbiano prodotto solo milioni di morti, distruzione, miseria, dolore. Utopici manifesti, roboanti parole, bei propositi che alla fine hanno generato il solito meschino sfruttamento dell’uomo sull’uomo, solo miseria e morte. Fa venire i brividi che nel 2018 vi siano così tanti giovani disposti ad indossare un giubbotto di pelle, un casco e scendere in strada a menare le mani, a insultare, a sputare pensando che si tratti di politica, pensando che serva a qualcosa. Vittime, non carnefici. Per confondere oggi il “fare a botte” col “fare politica” ci vuole certo molta ignoranza della storia e della politica stessa ma anche rabbia frutto dell’emarginazione sociale, paura di perdere anacronistiche identità, frustrazione figlia dell’esclusione e del fallimento dei propri sogni e tanto vuoto interiore generato da un modello che riempie male gli stomaci e per niente gli spiriti. Un modello le cui lacune sono state esasperate dalla crisi. È esplosa la povertà, è esplosa l’ingiustizia sociale. Bande ciniche di ricchi, masse di poveri. Centro, periferie. Lo stato sociale, la cosa pubblica, divenuti un ostacolo agli interessi economici delle nuove monarchie finanziarie e dei loro giullari politici. Come il lavoro che è sempre più schiavitù, come i diritti sempre più optional. E poi c’è un mondo che si ostina a girare e porre l’uomo difronte a nuove sfide e alle conseguenze dei suoi fallimenti. E dato che nel “presente” non si trovano risposte, i più iracondi, i più deboli, si rifugiano nel “passato remoto”, in illusioni ideologiche senza senso storico, in ricette suicide, in calci e pugni. Grosse responsabilità le ha ovviamente anche la vecchia politica in Italia. Classi dirigenti che si sono rivelate totalmente incapaci di risolvere certi problemi e addirittura spesso li hanno creati o accentuati con vere e proprie controriforme. Quanto ai ragazzini che si picchiano per strada, la vecchia politica li ha sempre sfruttati a fini elettorali. Certe classi dirigenti - mentre si arricchivano satolle – hanno sempre buttato benzina sul fuoco dalle finestre dei Palazzi pur di preservare fasulle identità partitiche e pur di raccattare voti e poltrone. Come stanno facendo anche in queste settimane di campagna elettorale. Come fanno gli sciacalli.

Tommaso Merlo

 

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Pubblicato il 23 febbraio 2018 alle 04.30 Comments commenti (1)

La questione amorale


È la moralità in politica uno dei veri contenuti di queste elezioni. L’onestà, la trasparenza, la legalità e la qualità della classe dirigente. I fronti sono tre, come i poli principali. Per quello che rimane della sinistra, dopo essere sempre vissuti nell’illusione di una presunta superiorità intellettuale e morale, negli ultimi lustri sono stati travolti da innumerevoli scandali che hanno fatto evaporare certe chimere. A sbattergli in faccia la verità, i 5 Stelle. Un affronto indigeribile. Il mondo di sinistra detesta i 5 Stelle proprio per questo, perché li ha superati sul piano della questione morale che loro hanno tradito. E ancora oggi, ad ogni fragilità dei 5 Stelle, la sinistra si scatena al grido di “visto? Sono disonesti anche loro, sono ladri anche loro”, già, “come noi”, “come tutti”, si sottintende. Caduto il muro e leadership miopi o tonte, Renzi è sceso a compromessi con la parte marcia del paese pensando che fosse una scorciatoia per strappare consensi. Una strategia fallimentare e che ha ridotto i nipotini di Berlinguer a pugnalare alle spalle chi come i 5 Stelle non si arrende alla questione morale. Davvero un triste destino. Poi c’è quello che rimane delle destre che complessi di superiorità morale non ne ha mai avuti e ci mancherebbe altro. La loro questione amorale la riassume l’indecente parabola politico-giudiziaria di Berlusconi (corruttore perfino di giudici, di forze dell’ordine, di testimoni, di politici) che ha addirittura ribaltato lo schema tra “guardie e ladri”. Per Forza Italia - e anche la Lega - il problema in Italia non sono i politici corrotti ma i giudici che cercano di sbatterli in galera. Le destre si sono spinte a legiferare per permettere ai farabutti di farla franca (prescrizione breve, legittimo impedimento, lodi vari) e ancora oggi rappresentano politicamente la casa di coloro che addirittura rivendicano il diritto di rubare ed evadere senza provare nessuna vergogna ed anzi ricandidandosi al grido di “è tutto falso, colpa dei giudici politicizzati”. Una depravazione suicida per la vita pubblica di una democrazia. Poi ci sono i 5 Stelle che della questione morale ne fanno un cavallo di battaglia. Sono nati proprio per combattere il degrado nella “cosa pubblica”. Un’impresa coraggiosa in uno dei paesi occidentali più corrotti ma che hanno fronteggiato con serietà. Nessun partito ha mai chiesto la fedina penale pulita ai candidati, nessun partito ha cacciato portavoce voltagabbana o sporcati da scandali veri (“di soldi” e non creati dai giornali), nessun partito pretende standard di trasparenza e legalità come fa il Movimento. Una sfida ardua dato il marciume dilagante e la velocità con cui è cresciuto al punto che qualche sbandata era prevedibile, come quella dei mancati rimborsi. Ma quello che conta è la reazione agli errori. Il Movimento ha immediatamente cacciato i portavoce che hanno tradito, si è sempre dimostrato intransigente con chi ha violato il suo codice etico e continua ad introdurre nuovi sistemi organizzativi per migliorare. La questione morale è una meta a cui una democrazia deve costantemente tendere. Una meta a cui paradossalmente non si arriva mai data l’imprevedibilità della debolezza umana e l’astuzia dei ladri. Compito della politica è tenere vivo un costante e serio processo di miglioramento. Senza arrendersi come ha fatto la sinistra. Senza speculandoci sopra come ha fatto la destra. Ma lottando. Come sta facendo il Movimento.

Tommaso Merlo

 

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Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 06.20 Comments commenti (0)

Poveri comunisti col Rolex


Dopo anni a spaccarsi il cervello a discutere sul futuro della galassia ex comunista, era nato finalmente il Pd. Partito moderno a vocazione maggioritaria. La casa comune del centrosinistra. Là dove ex democristiani di sinistra e rossi autentici avrebbero dovuto sintetizzarsi politicamente. Un partito inclusivo, all’americana. Facile a dirsi, impossibile a farsi. Dopo aver falcidiato un segretario dopo l’altro, dopo anni di litigi tenuti a bada solo in prossimità delle elezioni, ecco la svolta, ecco Renzi al motto di “rottamiamo i dirigenti”. L’uomo nuovo, il leader ideale per traghettare la baracca nel futuro. Già, ideale per distruggere quel poco che sopravviveva iscritti inclusi e trasformare un partito mai decollato in un partito personale. Renzi il Pd l’ha spaccato in due. Chi sta con lui dentro, chi è contro di lui fuori. Davvero post ideologico in questo senso e davvero rappresentativo del crudo destino di questa area politica. Il mondo ex comunista ha prodotto solo due strade: quella di tradire diventando destra oppure quella di continuare a scimmiottare il passato comunista evaporando elezione dopo elezione. Questo dicono i fatti. Dopo decenni a dibattere in politichese astruso, la sinistra non ha prodotto nessuna idea nuova, non è stata capace di evolversi. L’unica cosa che è riuscita a fare è sbandare a destra tradendo se stessa oppure rimanere allo stesso punto di partenza con la bandiera rossa in mano. La Terza Via è stata una storica fake-news. Il bluff di Blair in Inghilterra lo stanno ancora pagando adesso, mentre Obama ha dimostrato come i democratici non siano altro che conservatori più moderati e politically correct. Ma sotto sotto la stessa cosa. Come Renzi e Berlusconi, come il Pd di oggi e Forza Italia, la stessa cosa. Almeno questo merito allo statista di Rignano sull’Arno bisogna concederlo. Ha fatto saltare in aria l’ipocrisia su cui si basava il Pd. Le ideologie non si evolvono, si buttano via e si riparte dal presente. Renzi ha rimesso i resti della galassia comunista davanti all’unica strada che ha: il congelatore, là dove si perpetua una sempiterna scissione dell’atomo. Una guerra tra bande dalle motivazioni ignote che trova pace solo prima delle urne, solo durante la caccia alle poltrone. L’unica novità di questo 2018 è che grazie a Renzi nel congelatore sono finiti i pezzi grossi. I dinosauri D’Alema e Bersani e addirittura il presidente del Senato Grasso nominato portabandiera rossa. Dicono però che comandi il baffo che dopo aver solcato in lungo e in largo il Mediterraneo sul suo 18 piedi, si è dato alla produzione di vino nella sua tenuta umbra. Vigneti lussureggianti grazie ai quali delizia i palati sopraffini con un bianco frizzante fruttato e un nero più strutturato. Comunisti con un cassetto pieno di Rolex. D’Alema, Grasso, Bersani e compagnia bella. Ricchi egoarchi che invece di ammettere l’esaurimento totale della propria parabola politica, insistono, sprezzanti perfino del ridicolo, a filosofeggiare del nulla. Tra un Rolex e l’altro. In attesa delle salvifiche urne.

Tommaso Merlo




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Pubblicato il 18 febbraio 2018 alle 06.15 Comments commenti (0)

Rifiuti politici


Fa sempre impressione vedere politici e funzionari che pretendono una percentuale sugli appalti pubblici. Sconvolge come parlino di soldi nostri come fossero loro. Atterrisce la naturalezza con cui rubano. Dai video che li inchiodano ormai da diversi anni, si percepisce come rubare sia per loro una consuetudine e quanto la corruzione sia qualcosa di scontato nel sistema Italia, qualcosa di ovvio che fanno tutti, da sempre. Come una seconda tassa sui rifiuti. Un 10-15% di soldi nostri che politici e burocrati deviati ci rubano tre volte. La prima in contanti per farsi ville e viaggi alla faccia nostra. La seconda in qualità delle opere. Riduzione dei costi per le ditte appaltatrici vuol dire viadotti o scuole costruite con cemento e ferro scarso fino ai rifiuti velenosi smaltiti sotto i piedi dei nostri bambini. La terza in degenerazione del sistema. Solo ditte criminali e disoneste possono spesso accettare le condizioni imposte dai corrotti per realizzare le opere, e questo a scapito delle aziende sane. La corruzione è devastante per un paese. Non è solo una quantità enorme di soldi sottratti alla gente comune che finisce nelle mani sporche di una ristretta cerchia di politicanti, la corruzione uccide persone in carne ed ossa, uccide una comunità nel suo insieme. L’ultimo clamoroso caso è quello scoperto grazie a Fanpage e che coinvolge il figlio del governatore campano De Luca. Immagini inequivocabili. Ladri sorpresi col sorcio in bocca a speculare ancora sullo smaltimento dei rifiuti in una terra già martoriata da scandali inauditi. Rifiuti tossici e contaminanti sotterrati nei campi, vicino alle case, agli ospedali, alle scuole. Scene da film dell’orrore le cui drammatiche conseguenze i poveri cristi le pagheranno per decenni. Eppure i ladri sono ancora là, come nulla fosse successo, a confabulare alle nostre spalle sull’unica cosa che ancora conta in un sistema marcio fino all’osso, gli appalti, i soldi. Come dopo i terremoti o le alluvioni, come sempre quando lo Stato si appresta ad aprire il portafoglio. Dal piccolo comune di provincia alle grandi città, da nord a sud, la corruzione sta uccidendo l’Italia eppure certa politica minimizza, nega. Pd e Forza Italia una legge seria e dura anti-corruzione non l’hanno fatta e non la vogliono fare, ripetono che va bene così, che è già stato fatto tanto. Renzi dopo aver sorvolato sulle fritture, si scomoda addirittura per difendere i De Luca ricordando che quello candidato al parlamento col Pd è l’altro figlio - Piero - già, quello rinviato a giudizio per bancarotta, non il giovane assessore. Destra o sinistra, Pd o Forza Italia, non fa differenza. Sui ladri i vecchi partiti sono tutti compatti e la candidatura nelle liste di decine di impresentabili è un ulteriore segnale (alcuni candidati sono addirittura già stati condannati in primo grado per corruzione), un segnale a tutti i loro uomini sparsi nelle istituzioni di star tranquilli che con loro al potere la festa continuerà e che non saranno certo loro a negargli il 10-15% di mazzette. Dalla saga dei Genovese, a quella dei Bossi fino a quella dei De Luca, in tanti anni l’unica cosa che è cambiata sono forse i livelli di supponenza ed arroganza raggiunti. Ormai certi partiti e certi personaggi non salvano più neanche le apparenze. Sanno che per loro non si apriranno mai le porte della galera, gli basterà spendere un po' dei soldi che ci hanno rubato in avvocati, buttare tutto in cagnara politica e presto la gente dimenticherà, e presto potranno riciclarsi. Per questo i video che ritraggono i ladri in fragrante sono così importanti, sono l’unico modo con cui il cittadino italiano può verificare e comprendere davvero la monnezza maleodorante che infesta certe istituzioni pubbliche. Poi sta a lui decidere cosa fare. Fregarsene e stare al gioco oppure cogliere l’opportunità delle elezioni per fare pulizia e gettare certa spazzatura politica nel cassonetto.

Tommaso Merlo


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Pubblicato il 17 febbraio 2018 alle 04.35 Comments commenti (0)

L’ultima truffa del Cainano rimbambito


Ogni volta che esce di casa e prende un microfono in mano fa delle figuracce vergognose. L’ultimo show alla Confcommercio passerà alla storia di questa già penosa campagna elettorale. È la prima volta che un anziano di ottantuno anni che ha visibilmente perso lucidità mentale si candida alle elezioni a quei livelli. Tra le decine di sbandate mentali di Berlusconi delle ultime settimane, spicca quella presa a Bruxelles in cui davanti alla stampa internazionale si vantava di aver fatto entrare la Russia nella NATO (parole sue inequivocabili). Non un dettaglio, non una svista ma la rivendicazione di un fatto storico mai avvenuto. Una specie di allucinazione, egoarchica ovviamente. Va detto che l’Italia è uno dei paesi più anziani del mondo quindi che si alzi l’età anche dei candidati avrebbe anche senso, ma la sanità mentale dovrebbe essere un prerequisito. Con tutto il rispetto, dare le redini di un Paese a dei rincoglioniti sarebbe troppo pericoloso. Ma c’è di più. Il Cainano corre col suo nome nel simbolo del suo partito personale e questo anche se non è candidabile. Ma che senso ha? Come è possibile che la legge lo scacci dal Parlamento in quanto condannato come evasore fiscale e lo ritenga non candidabile, ma allo stesso tempo gli permetta di candidarsi formalmente alle elezioni come presidente col suo partito? È un controsenso. Una assurdità che inquina questa tornata elettorale. O sei degno di partecipare alla vita politica oppure non lo sei. E il Cainano rimbambito - in quanto pregiudicato in via definitiva per evasione - non lo é. E invece, comunque vada il 4 marzo, si ritroverà tra le mani un potere enorme in quanto proprietario unico di Forza Italia e padrone dei quattro gerarchi che la reggono. Si tratta di una anomalia inaccettabile in democrazia. Si tratta di un enorme inganno dei cittadini. Quanti voti prenderebbe Forza Italia senza i soldi, le televisioni, i giornali e soprattutto la presenza del Cainano rimbambito? Senza questa immensa pubblicità ingannevole ne prenderebbe meno, molti meno. Ed ha senso che i cittadini votino per candidati che non possono nemmeno varcare la porta del Parlamento? No, non ne ha, eppure il Cainano rimbambito gestirà dall’esterno delle istituzioni - in maniera quindi non democratica - un enorme potere attraverso il proprio partito personale. Da casa, col telefono, alla faccia della Costituzione. Uno scandalo che solo questa Italia corrotta poteva permettere. Si tratta di una immensa presa in giro dei cittadini frutto di un accordo politico. Qualcuno si è seduto intorno ad un tavolo ed ha permesso tale scandalo. Non è questione di cavilli legali. È questione di sostanza politica. È questione che Forza Italia è la seconda gamba dell’inciucio e il vecchio rimbambito serviva per mantenere certe percentuali e far reggere il sistema dopo il 4 marzo. Come se in questo Paese marcio e fallito alla fine ad essere trattati come rimbambiti siano sempre e solo i cittadini.

Tommaso Merlo

 


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